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il verdismo e l'arte per gli animali

Il Verdismo e l’arte per gli animali

Il Verdismo è una “meta” corrente artistica e culturale nata nel 2026 che promuove una nuova sensibilità ecologica attraverso il legame tra uomo, natura e animali. Ispirato dalla cagnolina Verde, il movimento usa l’ironia e l’empatia per trasformare l’arte in uno strumento attivo di cura e coesistenza in risposta alla crisi climatica e ambientale.

In occasione della Milano Art Week 2026, la galleria Mostrami Factory  ha ospitato un evento insolito, ironico e divertente: “il Verdismo – arte a quattro zampe”. Questa prima mostra collettiva della neonata corrente artistica invita a riflettere sul profondo legame tra l’essere umano, la natura e gli animali nell’epoca della crisi climatica. L’arte, secondo il Verdismo, non si limita a rappresentare il mondo, ma impara a prendersene cura.

Il movimento ha una musa d’eccezione: Verde, una cagnolina dalla bellezza non convenzionale, lontana dagli standard delle razze selezionate. È fondamentale ricordare che Verde è stata salvata in Romania grazie allo straordinario lavoro dell’organizzazione Save the Dogs, che con il suo impegno costante offre una seconda possibilità a innumerevoli animali. Altrettanto essenziale per la realizzazione dell’intero progetto è il ruolo della Fondazione di Comunità Milano, che con il suo fondamentale contributo al progetto “Nucleo” ha sostenuto la mostra e la visione collettiva di questi artisti.

Di seguito, presentiamo l’esplorazione completa della mostra, offrendovi integralmente tutte le didascalie che accompagnano le opere esposte, per immergervi totalmente in questa esperienza.

Il Verdismo in azione: arti performative, video e installazioni sensoriali

L’indagine sulla fisicità e la presenza di Verde si traduce in azioni artistiche ed esplorazioni multisensoriali capaci di ridefinire il ruolo stesso dell’animale.

Chiara Centioni – The artist is present_the artist is not present

Chiara Centioni – The artist is present/the artist is not present (2026, performance) 

La performance si articola in due momenti. Inizialmente, Verde è posta su un piedistallo, immobile, accompagnata dalla scritta “The Artist Is Present”, in riferimento alla celebre azione di Marina Abramović. Come nella performance originaria, la presenza diventa il fulcro: uno stare, un esporsi, un essere guardata. Successivamente, Verde scompare. Il piedistallo resta vuoto e l’etichetta cambia in “The Artist Is Not Present“. L’assenza sostituisce la presenza, ma non la annulla: la rende, semmai, ancora più percepibile. L’opera riflette sul passaggio da oggetto a soggetto. Verde, inizialmente musa e figura esposta, si sottrae al dispositivo artistico e, così facendo, lo ridefinisce. Non è più soltanto ciò che viene guardato, ma ciò che decide di non esserci. In questa coincidenza tra opera, artista e ispirazione, la performance suggerisce che l’autorialità non risiede nel controllo, ma nella possibilità di apparire e scomparire. Verde non rappresenta: agisce. E nel suo esserci e non esserci, ridefinisce il senso stesso della presenza.

Chiara Centioni – Sinestesia_Odore Verde

Chiara Centioni – Sinestesia/Odore Verde (2026, vetro, legno, formaggio, fiori, pop corn, tonno, pane) 

L’opera invita lo spettatore ad aprire le campane olfattive e ad annusare le loro fragranze: petali di rosa e pop corn (“pelo”), toast al formaggio e lavanda (“orecchie”), tonno (“alito”). Gli elementi evocano gli odori quotidiani di Verde, dando forma tangibile a un elemento che non ha corpo. L’opera indaga la familiarità olfattiva come forma di legame: ciò che comunemente è percepito come sgradevole si trasforma, attraverso l’affetto, in segno riconoscibile e persino desiderato. Quando si ama davvero, il disgusto si sospende: si cercano gli odori dell’altro, li si riconosce come propri, li si accoglie senza difese. È un amore che passa anche dal corpo, nelle sue manifestazioni più sincere e meno filtrate. Le “puzze” diventano tracce di materia affettiva e in questo scarto tra repulsione e tenerezza si apre lo spazio dell’opera: l’autrice invita il pubblico ad esplorare il rapporto che lei ha con Verde attraverso la dimensione olfattiva della loro relazione.

verdismo - i want her look - centioni

Chiara Centioni – I want her look! (2026, ecopelliccia, lana, eye liner, smalto per unghie) 

Attraverso quest’opera si esplora il valore di Verde come regina indiscussa di stile e a chi volesse copiarne il look, si suggerisce un abbigliamento ispirato al suo, fatto di ecopelliccia beige a pelo lungo, lupetto bianco, pantaloni beige, guanti e scarpe bianche, e last but lot least, kajal nero e smalto nero per le unghie. Verde insegna che semplicità e colori neutri sono il segreto per essere sempre perfette, e noi non abbiamo che da imparare da lei.

verdismo - questo non è un cane mokumentary

Chiara Centioni – Questo non è un cane (2025, Mokumentary)

“Questo non è un cane” è un omaggio a Verde, che, agli occhi dell’autrice (sua madre), supera la definizione stessa di “cane”. È presentata come una creatura di bellezza dirompente, capace di stupire continuamente e di trasformare la quotidianità in esperienza di meraviglia. Pur nella consapevolezza del carattere eccessivo di questo amore, il film mostra come esso si sia esteso alle persone circostanti. Amici e familiari partecipano a una sorta di devozione collettiva, trattando Verde con una reverenza che sfiora il paradosso. Attraverso il registro ironico del mockumentary, l’opera costruisce un cortocircuito tra realtà e finzione, amplificando il tono celebrativo fino al limite dell’assurdo. Questa scelta veicola anche un messaggio preciso: mettere in discussione il valore attribuito alle razze pure e promuovere l’adozione di cani meticci. La storia di Verde si inserisce in un contesto concreto di salvataggio: Verde è stata salvata in Romania dall’organizzazione Save the Dogs, a cui il film riconosce un ruolo fondamentale. In questo intreccio tra affetto, ironia e impegno, “Questo non è un cane” suggerisce che ogni animale, al di là di qualsiasi classificazione, possa essere percepito come unico e insostituibile.

 

Fotografia e intelligenza artificiale: nuovi sguardi dell’arte per gli animali

Attraverso la lente fotografica e la manipolazione digitale, l’immagine di Verde viaggia nel tempo, nello spazio e nell’immaginario collettivo.

Francesco Marano – Interno fiammingo verdismo

Francesco Marano – Interno fiammingo (2026, fotografia) 

La fotografia ritrae Verde seduta in uno spazio di inizio ‘900 con arredi progettati da UTOL. L’ambiente è composto, silenzioso, costruito per stratificazioni di materia e luce; i toni sono soft, l’atmosfera elegante e rarefatta. La presenza di Verde si inserisce con naturalezza nella scena, come una figura d’altri tempi. La posa, la fissità, la qualità diffusa della luce la avvicinano alle figure della pittura fiamminga: non più animale domestico, ma soggetto contemplativo, quasi una modella. L’immagine gioca sull’ambiguità tra contemporaneo e storico, tra design e pittura. Gli arredi dialogano con la composizione come elementi scenografici, mentre Verde diventa fulcro visivo e simbolico, presenza sospesa tra naturalezza e costruzione. Pubblicata su Elle Decor, la fotografia accentua questa tensione: un’immagine editoriale che si traveste da quadro, dove eleganza e immobilità costruiscono una bellezza distante, quasi fuori dal tempo.

verdismo Matteo Casilli – Verde Centioni

 

Matteo Casilli – Verde Centioni (2026, fotografia) 

Ho fotografato molte personalità, ma raramente con questa autorevolezza. Verde Centioni si è presentata sul set con uno sguardo da critica d’arte e l’eleganza di chi sa già tutto. Nessuna posa forzata, nessun ego: solo presenza assoluta. Ha dominato il fondale, i fiori e anche il mio obiettivo. Io pensavo di dirigere il ritratto, lei invece ha diretto me. È in quel momento che ho capito cosa fosse davvero il Verdismo. Una forma sottile di bellezza che non ha bisogno di spiegarsi. Un’ironia silenziosa, composta, quasi solenne. Come se il ritratto dicesse: prenditi pure sul serio, ma non troppo. La mia fotografia entra in questo mondo con rispetto e un sorriso. Firmata da Verde, io ero solo quello dietro la macchina.

Barbara Oizmud – Amore

Barbara Oizmud – Amore (2026, foto in bianco e nero) 

La fotografia in bianco e nero mette a fuoco Verde in primo piano, nitida e immobile, mentre sullo sfondo una figura umana si agita, sfocata, quasi dissolta nel movimento. La composizione costruisce una tensione tra stabilità e caos, tra presenza e inquietudine. L’opera suggerisce che, anche quando tutto si muove in modo incontrollabile, esiste una forma di legame che resta ferma. L’amore per un cane non risolve il disordine, ma lo attraversa, offrendo un punto di appoggio silenzioso e costante. In questa opposizione, Verde diventa misura e ancoraggio: una presenza che non vacilla, capace di radicare anche ciò che, intorno, continua a sfuggire.

verdismo_ UTOL (Flavio Rossi) – Omaggio a Cattelan

UTOL (Flavio Rossi) – Omaggio a Cattelan (2026, AI) 

L’opera, generata con intelligenza artificiale, mostra Verde apparentemente fissata al muro con nastro adesivo, in esplicito riferimento a Comedian di Maurizio Cattelan. Qui lo slittamento è più radicale: al posto dell’oggetto compare un corpo affettivamente carico. L’immagine — una cagnolina “incollata” come una cosa — produce un corto circuito tra ironia e disagio. L’opera riflette sul potere dell’immagine nell’era dell’AI e sul confine tra oggetto e soggetto: cosa accade quando ciò che amiamo viene trattato come un oggetto?. Se la banana era sostituibile, Verde no. È proprio questa irripetibilità a rendere l’immagine perturbante, e a spostare il senso dall’idea al legame.

verdismo_ ARCHIVIO STRORICO

Archivio storico Verde Centioni (Mattia Casilli) – Bau House (1920, Fotografia modificata con AI) 

In pochi sanno che il Bauhaus in origine si chiamava Bau House e nasceva per creare architetture adatte ad ospitare la bellezza di Verde Centioni.

Archivio storico Verde Centioni (Mattia Casilli) – Viva Verdi (1860, Fotografia modificata con AI)

Nel Risorgimento si scriveva sui muri “Viva Verdi”, dove V.E.R.D.I. era l’acronimo per “Vittorio Emanuele Re D’Italia”. L’archivio storico Verde Centioni ipotizza che si inneggiasse a Verde come Regina del Paese.

 

Archivio storico Verde Centioni (Mattia Casilli) – Verde Centioni’s Building (1938, Fotografia modificata con AI)

Il piano regolatore di Singapore del 1938 già prevedeva la fama di Verde Centioni, e le ha dedicato un complesso fatto di due palazzi con pianta a forma di V e a C.

 

Disegno, pittura e illustrazione: i colori del Verdismo

La bidimensionalità del foglio e della tela accoglie geometrie reinventate, cromie sature e visioni poetiche che celebrano ogni sfaccettatura della mascotte del Verdismo.

verdismo_ Gabriele Mannarino – Concettualmente Verde

Gabriele Mannarino – Concettualmente Verde (2026, acrilico su grès) 

C’è una certa coerenza cosmica nel fatto che si chiami così. Proprio come il verde è il colore che l’occhio umano percepisce con maggiore sensibilità, con più fotorecettori dedicati, con una risoluzione quasi offensiva rispetto agli altri colori, Verde la cagnetta è impossibile da ignorare. Non hai deciso di guardarla. Non hai scelto di notarla. Stavi semplicemente esistendo nello stesso spazio fisico, e il tuo sistema nervoso ha già elaborato la sua presenza, catalogato la sua posizione, registrato che sta facendo quella cosa con le orecchie. Come i coni della retina per il verde a 555 nanometri, il tuo cervello ha dedicato a lei una larghezza di banda sproporzionata e non negoziabile. Gli altri cani entrano ed escono dal campo visivo. Verde resta a fuoco. Puoi guardare altrove, ma lei sarà comunque lì, nitida, risolta, con quella luminosità che i fisici chiamerebbero picco della curva fotopica e che chiunque altro chiamerebbe sguardo di chi sa esattamente cosa sta facendo. Con Verde, vale lo stesso: non è solo una cagnetta, sono mille varianti di presenze. Alla fine, il verde non è solo il colore che vediamo meglio. È il colore da cui siamo guardati.

Makako (Marco Dionisio Kakoliris) – Sezione Verdea

Makako (Marco Dionisio Kakoliris) – Sezione Verdea (2026, disegno su tavola luminosa) 

Un cane dorme arrotolato su sé stesso. La curva del dorso segue l’avvolgimento morbido della coda, disegnando una spirale che richiama, con apparente rigore, la Sezione aurea. La forma “perfetta” sembra emergere spontaneamente dal corpo dell’animale, come se una legge universale si fosse depositata nel gesto più semplice: dormire. L’opera gioca sull’assurdità di questa lettura. Dove la tradizione cerca proporzione, armonia e misura — dalla geometria classica alla natura idealizzata — qui si trova un corpo caldo, vulnerabile, leggermente scomposto. La spirale non è esatta, la simmetria è imperfetta, eppure appare irresistibilmente compiuta. La tensione tra rigore matematico e quotidianità affettiva si scioglie in una rivelazione: ciò che percepiamo come perfetto non è necessariamente ciò che è preciso, ma ciò che ci commuove. La curva del cane non è davvero una formula, ma una promessa di quiete, fiducia, abbandono.

Makako (Marco Dionisio Kakoliris) – Teorema Pitagorecchio

Makako (Marco Dionisio Kakoliris) – Teorema Pitagorecchio (2026, disegno su tavola luminosa) 

L’opera propone una genealogia alternativa e deliberatamente assurda del Teorema di Pitagora: non più nato dall’astrazione geometrica, ma dall’osservazione attenta dell’orecchio di un cane, Verde. La piega dell’orecchio, nella sua tensione tra interno ed esterno, tra morbidezza e struttura, viene interpretata come matrice originaria della relazione tra i lati del triangolo rettangolo. Secondo questa narrazione, la curva dell’orecchio conterrebbe già, in forma latente, la proporzione tra cateti e ipotenusa: una geometria incarnata, vivente, che precede e supera la formalizzazione matematica. Il sapere non nascerebbe quindi dalla misura, ma dall’affetto e dalla contemplazione ostinata di ciò che si ama. L’orecchio di Verde diventa così un dispositivo poetico: una forma imperfetta che pretende di spiegare l’ordine del mondo. Non per sostituirlo, ma per suggerire che anche la conoscenza più esatta può avere origine in un atto d’amore, in un’attenzione minuta e devota verso ciò che ci è vicino.

Makako (Marco Dionisio Kakoliris) – Verde is more

Makako (Marco Dionisio Kakoliris) – Verde is more (2026, disegno su tavola luminosa)

L’opera rilegge il Padiglione di Barcellona di Ludwig Mies van der Rohe come una cuccia ideale per Verde. Le superfici levigate, i piani liberi, le trasparenze e le soglie indefinite vengono sottratte alla loro aura monumentale per essere ricondotte a una funzione primaria: offrire riparo, quiete, temperatura, odore. In questa trasposizione, il celebre “less is more” si trasforma in un’essenzialità animale: meno ostentazione, più comfort; meno rappresentazione, più presenza. Il marmo diventa superficie fresca su cui sdraiarsi, le pareti leggere delimitano senza chiudere, l’acqua riflette non per essere contemplata, ma per accompagnare il ritmo lento del riposo. L’assurdità dell’opera sta nello scarto tra scala e destinazione: un’icona dell’architettura moderna, pensata come manifesto di razionalità e prestigio, viene reinterpretata come spazio intimo, domestico, quasi invisibile. Eppure, proprio in questa riduzione, il padiglione sembra trovare una nuova coerenza.

UTOL (Flavio Rossi) – Fei Belliffima

UTOL (Flavio Rossi) – Fei Belliffima (2026, matita e uniposca su carta da acquerello) 

Verde stravolge i canoni estetici e fa vacillare le nostre certezze con una bellezza che, come ci insegna quotidianamente, va oltre gli stereotipi. Con questo dittico si vuole omaggiare una parte per il tutto, il sorriso di Verde, sineddoche di uno stato d’animo che non tutti sanno decifrare. Chi la conosce bene sa che Verde insegna il significato del consenso, del rispetto della persona e ancor più della personalitá. Come la prossemica studia l’uso dello spazio, delle distanze interpersonali e della territorialità nella comunicazione non verbale, Verde educa all’ascolto dei segnali. Solo in questo modo si potrá comprendere e rispettare il prossimo.

 

il mondo per una palletta verdiamo

Donatella Podano – Il mondo per una palletta (2026, Matite e pastelli a cera su carta) 

L’opera ritrae Verde con una piccola corona sulla testa. L’immagine insiste su ciò che, secondo canoni convenzionali, verrebbe definito “brutto”: proporzioni irregolari, espressione sbilenca, dettagli accentuati. Eppure, proprio in questa esasperazione, la figura si trasforma. L’opera riflette su un paradosso: con l’affetto, i criteri estetici si ribaltano. Ciò che è imperfetto diventa unico, quindi necessario. La bruttezza si converte in una forma di bellezza più profonda, non normativa ma relazionale. La corona, infine, non celebra una perfezione, ma sancisce il diritto di esistere — e di essere amata — al di fuori di ogni misura.

Serena De Sario – Be a monster

Serena De Sario – Be a monster (2026, acquerello e china su carta) 

‘Non dimenticare mai di essere un mostro’ mi disse Anthony Hopkins anni fa. Io ho preso la cosa alla lettera: ho chiamato “mostrerelli” i miei acquerelli, per onestà. Li ho lasciati imperfetti senza controllare troppo, non correggere tutto, lasciando che l’eccesso resti e si diffonda con l’acqua. Poi è arrivata Verde Centioni: perfetta proprio perché non lo è. Ha reso tutto improvvisamente giusto. Nessun dubbio, nessuna revisione, nessuna crisi esistenziale: solo presenza. Pura, divina, intoccabile. Io che cerco, lei che è. Io che complico, lei che basta. Forse il mostro giusto è LEI.

Linda Bray – Green is the warmest colour

Linda Bray – Green is the warmest colour (2026, penna su tovagliolo)

Verde il semaforo che segna la via libera il colore corrispondente alle radiazioni elettromagnetiche di lunghezza d’onda compresa fra 570 e 480 newton-metro il colore del sole e il colore della notte che s’incontrano il simbolo della speranza Il Numero da chiamare Il Frutto acerbo Il Risveglio della vegetazione Ciò che è limpida Ciò che chiara. Verde Chiara.

 

Scultura e progettazione: quando l’arte per il pianeta prende forma

La materialità prende il sopravvento, offrendo consistenza tridimensionale all’essenza corporea, all’ecologia e all’anatomia unica dell’animale.

UTOL (Flavio Rossi) – Obsession

UTOL (Flavio Rossi) – Obsession (2026, ceramica smaltata e kanthal) 

Riproduzione sotto forma di multipli di palline da tennis in scala. Le palle da tennis sono costituite da due semisfere in gomma che vengono unite e poi rivestite di feltro, tessuto che permette di creare attrito e quindi resistenza nell’aria e garantire quindi una riduzione della velocità e dell’altezza del rimbalzo, le stesse qualità ricercate da Verde nelle suoi passatempi preferiti. Così come la parola tennis deriva dal francese antico tenez, imperativo del verbo tenir (“tenere“).

UTOL (Flavio Rossi) – Integratori Muscolari

UTOL (Flavio Rossi) – Integratori Muscolari (2026, ceramica smaltata e kanthal) 

Trasposizione artistico scultorea di sottilette, una delle tante passioni di Verde, colei che è in grado di trasformare oggetti comuni in oggetti che sfiorano la sacralità per diventare un vero e proprio omaggio alla musa dell’omonimo movimento artistico.

Margherita Pandolfini – Anima Verde

Margherita Pandolfini – Anima Verde (2026, mixed media) 

Questo lavoro nasce da uno sguardo. Uno sguardo che attraversa il tempo e ne custodisce le tracce, senza mai esaurirsi completamente. Gli occhi diventano origine e soglia: due presenze silenziose, simili a semi invisibili, da cui prende forma una possibilità di crescita. In essi si depositano esperienze, che nel tempo si trasformano, si sedimentano, fino a riemergere in altre forme. Non come cancellazione, ma come continuità. Il verde si manifesta come linguaggio e condizione: natura, respiro, rigenerazione. Un ecosistema che non distingue nettamente tra umano, animale e ambiente, ma li tiene insieme in un equilibrio fragile e vitale. La crescita che ne deriva non è lineare, né priva di memoria: è una fioritura che accoglie ciò che è stato, e lo trasforma in presenza. Come una pianta che attraversa le stagioni, anche la vita trova modi inattesi per continuare, portando con sé una forza quieta, consapevole del proprio valore. L’ispirazione nasce dallo sguardo di Verde: occhi profondi, capaci di esprimere insieme dolcezza e forza. Da questo incontro prende forma una riflessione sul verde come natura, crescita e trasformazione. Uno spazio in cui memoria e fioritura convivono, in dialogo con la pratica artistica dell’artista.

Aline Moure – Fiocco di luce

Aline Moure – Fiocco di luce (2026, tecnica mista su tela) 

La superficie pittorica, realizzata principalmente con pittura acrilica, si sviluppa come un campo verde stratificato e vibrante, attraversato da segni spontanei e gestuali. Il verde non è solo un colore, ma uno spazio sensibile: richiama la natura, la guarigione e una dimensione primaria, quasi animale. Al centro, un elemento tridimensionale — il naso del cane — emerge dalla tela. Modellato a mano e trattato per ottenere una resa il più possibile realistica, introduce una presenza fisica e concreta. È un punto di contatto: il luogo della percezione, dove il mondo viene annusato, riconosciuto, interpretato. L’opera si estende oltre il visivo attraverso un intervento olfattivo: un profumo a base d’erba, ispirato al comportamento istintivo dei cani che, in momenti di malessere, cercano e ingeriscono erba come forma di auto-regolazione. L’odore diventa così parte integrante dell’esperienza, attivando una memoria corporea e sensoriale. Sul retro della tela sono tracciati simboli legati alla guarigione, come un linguaggio nascosto, non immediatamente accessibile. Un livello invisibile che accompagna l’opera, suggerendo che la cura e la trasformazione avvengono spesso lontano dallo sguardo.

Pasquale Leonardi – Relazione Tecnico strutturale

Pasquale Leonardi – Relazione Tecnico strutturale (2026) 

La presente relazione, redatta in conformità al §10.1 del DM 17/01/18, è volta a descrivere gli interventi relativi alla progettazione e verifica strutturale di un esemplare canino di tipo Romanian Batfox Terrier, meglio conosciuto come Verde Centioni. A seguito del sopralluogo condotto, è stato possibile ispezionare la tipologia costruttiva canina del soggetto da verificare, desumendone le quote superficiali e volumetriche, le dimensioni in pianta ed in elevazione, e le caratteristiche intriseche della sua composizione. Verde Centioni è un esemplare canino di dimensioni ridotte, dal corpo centrale assimilabile ad un tronco di cono rastremato verso le zampe posteriori a sezione incrementale per un raggio di circa 17 cm nel suo punto più ampio e per una altezza totale con capo proteso pari a circa 20+18 cm comprensiva delle zampe. In vista frontale, il capo canino sviluppa una ampiezza orizzontale totale di circa 20 cm. Tale misurazione è condizionata dal posizionamento delle orecchie triangolari di 7 cm predisposte a contrastare l’azione del vento in corsa. Verde Centioni sviluppa un carico dinamico totale di circa 7.5 kg uniformemente distribuiti su 4 appoggi, dovuto al suo peso proprio, al peso della massa muscolare e del pelo uniformemente distribuito sulla parte superiore del suo rivestimento esterno. L’esemplare canino si contraddistingue nel genere per la sua agilità nel movimento dovuta al peso ridotto equilibrato dalle dimensioni del capo, per il suo barcentro molto basso situato nella zona torazica maggiormente soggetta alle sollecitazioni di torsione e pressoflessione, e per la coda semovente incernierata a sbalzo alla porzione retrostante del tronco.

arte per il pianeta - verdismo

Oltre la mostra: l’arte come cura per il pianeta

Il Verdismo ci lascia con un interrogativo che definisce il nostro tempo: che ruolo può avere l’arte nell’epoca della crisi climatica e della perdita di biodiversità? La risposta di questa nuova corrente è tanto potente quanto urgente. L’arte non può più limitarsi a essere un semplice specchio che rappresenta passivamente la realtà, ma deve evolversi in uno strumento attivo per imparare a prendersi cura del mondo.

La figura di Verde e le opere che ha ispirato ci spingono a compiere un cambio di paradigma profondo. Guardare il pianeta “ad altezza di muso“, provando ad assumere il punto di vista di un altro essere vivente, significa rinunciare all’antico desiderio umano di controllare e dominare la natura, per imparare finalmente a coesistervi. Questo movimento diventa così l’innesco per una nuova sensibilità ecologica, dimostrando che la creatività può trasformarsi in una bussola per orientarci in un presente fragile.

In un momento storico in cui il dibattito sui cambiamenti climatici sembra dominato quasi esclusivamente da soluzioni tecnologiche, dati scientifici o politiche ambientali, il Verdismo ci ricorda che tutto questo, da solo, non basta. Per salvare la nostra casa, abbiamo bisogno soprattutto di empatia, di consapevolezza e della nostra capacità di immaginare un mondo radicalmente diverso. Perché l’arte, da sempre, è il luogo privilegiato in cui il futuro inizia a prendere forma per la prima volta. E questo futuro migliore, oggi, può iniziare solo una zampa alla volta.